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Un brillante inventore e architetto che ha ceduto alla follia delle Furie.

–Descrizione di Archimede

Archimede di Siracusa è un geniale matematico, astronomo, fisico ed architetto siracusano. Siceliota (quindi abitante delle polis greche presenti in Sicilia), Archimede è una delle menti più brillanti del suo tempo; le sue conoscenze (che spaziavano dalla geometria, all'ottica, alla meccanica, alla fisica, alla scultura e all'ingegneria) gli hanno permesso di scoprire e sfruttare il principio delle leve oltre ad inventare numerosi strumenti o macchine, come la vite di Archimede. Celebre è stata la costruzione di una mastodontica statua in onore del Dio Apollo.

Nella serie di God of War, compare solo in God of War: Ascension.

Serie di God of War Modifica

Nascita e istruzione Modifica

Archimede nacque a Siracusa, figlio dell'astronomo Fidia, da quale mutuò l'amore per l'astronomia e le scienze. Durante gli anni di gioventù viaggiò molto, per studiare e confrontarsi con altre brillanti menti della sua epoca. Spesso visitò Alessandria d'Egitto, e fu proprio durante uno di questi soggiorni che il siracusano ideò le sue famosi viti; create con lo scopo di portare l'acqua in terreni sopraelevati.

Col tempo, anche gli abitanti di Atlantide adottarono questa invenzione. Gli atlantidei usarono le viti non solo per rifornire d'acqua la loro città-stato ma, costruendone alcune con un raro minerale (resistente alle alte temperature) e posizionandone alcune in luoghi strategici all'interno del Vulcano di Metana. In questo modo, facevano si che la pressione interna del vulcano venisse diminuita e incanalata, con la speranza che ciò potesse prevenire un'enorme eruzione che avrebbe segnato la fine della loro fiorente e pacifica civiltà.

 Il giuramento ad Apollo e la costruzione della statua Modifica

Sopraggiunta oramai la vecchiaia, Archimede decise di intraprendere un'ultima titanica impresa: la costruzione di una sontuosa ed immensa statua, grande quanto un titano, in onore del Dio dell'illuminazione. Determinato nel suo progetto, l'inventore giurò il compimento dell'effigie allo stesso Apollo; giuramento che venne testimoniato anche dalle Furie.

Fu così che iniziò la costruzione della scultura, che avrebbe trovato luogo nell'arcipelago di Delo (luogo di nascita di Apollo e di sua sorella Artemide). Moltissimi furono gli operai, gli scultori e i tagliapietre che Archimede mise al lavoro, la maggior parte dei quali provenivano o erano arrivati a Delo grazie alle navi di Cirra.

Ci sono quasi. Ho faticato per anni...ancora un ultimo sforzo. Quando avrò finito la mia mente potrà riposare. L'aria di mare non fa bene alle mie ossa.

–Dagli appunti di Archimede.

Fornace archimede accesa

L'enorme fornace di Archimede, costruita all'interno del petto della gigantesca statua.

La costruzione durò per parecchio tempo, durante i quali Archimede usò tutte le sue conoscenze e il suo ingegno per realizzare nel miglior modo possibile il suo tributo ad Apollo, anche se la continua aria di mare (unita alla sua età matura) cominciò a provocargli non pochi dolori alle ossa. Per ovviare all'inconveniente che costringeva gli operai del grande cantiere a dipendere dalle spedizioni navali, per quanto riguardava le materie prime da utilizzare nella costruzione; il grande architetto decise di costruire, all'interno del torso propria opera (in piena creazione), un'enorme fornace (con tanto di colate e stampi) che avrebbe consentito a lui e ai suoi la possibilità di forgiare da soli le stesse parti che poi sarebbero servite per realizzare la statua.
Progetto statua apollo archimede

Progetto della titanica costruzione di Archimede, che l'architetto disegnò sulle mura del suo studio, che si trovava sopra all'enorme fornace. Si può notare anche il disegno che mostra la grande catena che univa l'effigie di Apollo e la Lanterna.

L'interno dell'effigie venne costruito in modo anche da ospitare una serie di giganteschi meccanismi che servivano per reggere e rotolare l'enorme catena che univa la statua a quello che era il fiore all'occhiello dell'ingegneria del grande inventore ed architetto: la lanterna di Delo, che probabilmente avrebbe ricoperto il ruolo di faro per l'intero arcipelago e di osservatorio per i corpi celesti. Nonostante il suo interno prettamente meccanico e adibito per lo più ad enorme fucina, la scultura dedicata ad Apollo fu decorata in modo impeccabile dai molti scultori ed artigiani che Archimede mise al lavoro nel suo cantiere.    

Instancabile nella sua sete di perfezione e voglioso di completare il prima possibile la sua creazione, Archimede si rivelò comunque un capo riconoscente e giusto, tanto da donare, ad uno dei tanti tagliapietre che lavoravano nel cantiere, uno scalpello che riportava una sua famosa frase: "Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo".

L'arrivo di Castore e Polluce e la distruzione della statua Modifica

Progetto lanterna delo archimede

Progetto dell'enorme faro di Delo, che l'architetto disegnò sulle mura del suo studio, sopra all'enorme fornace. Si può notare anche il disegno che mostra il riflesso oscuro della Lanterna, presente nella dimensione di Nyx.

Sono arrivati gli stolti. Hanno detto di essere stati mandati dalle sorelle. Impossibile. Non permetterebbero a due come loro di rovinare la mia opera!

–Dagli appunti di Archimede

Quando ormai l'opera stava per essere completata, giunsero nell'arcipelago Castore e Polluce. Inviati dalle Furie, ai due fratelli siamesi era stato ordinato di nascondere nella sontuosa statua gli Occhi della verità, dell'oracolo di Delfi Aletheia; che le stesse Furie avevano strappato a forza dalle orbite della donna. In cambio, i due sarebbero divenuti i nuovi signori del tempio di Delfi, ritrovando la gloria e il prestigio che erano stati loro al tempo degli Argonauti, e che avevano perso con la vecchiaia.

Nonostante il disappunto e l'incredulità di Archimede, i due decisero che il luogo migliore per nascondere i magici occhi era proprio il fiore all'occhiello dell'architetto siracusano: la lanterna. Alla scoperta della profanazione della propria opera, Archimede giurò vendetta a Castore e Polluce, assicurandogli che non sarebbero sopravvissuti dopo aver commesso tale errore e scempio nei suoi confronti.

Gli stolti hanno nascosto nella lanterna un oggetto prezioso delle sorelle. Profanano la mia opera. Mi assicurerò che non sopravvivano al loro errore.

–Dagli appunti di Archimede.

Non si sa per quale motivo (o per lo scontro tra il siracusano e i nuovi signori del tempio di Delfi, o per l'uso forse dell'amuleto di Uroboro da parte dei fratelli, per assicurarsi così che nessuno potesse raggiungere gli occhi), ma la sontuosa statua dedicata ad Apollo crollò. La sua magnificenza e i lunghi anni di lavoro distrutti in pochi minuti.

E' distrutta...ma posso ricostruirla. Sarà ancora più bella. Il mio tributo ad Apollo non andrà perduto.

–Dagli appunti di Archimede

Nonostante la somma tristezza e la pressione psicologica recatagli dall'accaduto, Archimede non si diede per vinto e giurò a se stesso che avrebbe ricostruito l'intera struttura, rendendola anche più bella di prima. Tutto affinché il suo tributo al Dio dell'Illuminazione non fosse dimenticato. E la ricostruzione iniziò proprio dalla massima creazione dell'inventore: la lanterna.

La Sfida di Archimede Modifica

Le sorelle sono vicine. Lo sento. Non riesco a riflettere con lucidità. Non posso perdere la lanterna, il mio capolavoro.

–Dagli appunti di Archimede

Le furie però usarono questa occasione per cominciare ad infondere la loro venefica follia in Archimede, facendogli avere visioni su di un orribile futuro (mostrandogli forse la distruzione del mondo intero e la caduta dell'Olimpo, profetizzate anche dalla stessa Aletheia) e offuscando così il suo giudizio. In preda a questa indotta pazzia, il siceliota decise che avrebbe fatto in modo che nessuno sarebbe mai riuscito a raggiungere gli occhi della verità. Fu così che l'architetto riuscì a raggiungere una dimensione parallela, governata dalla notte (forse il luogo in cui trovò rifugio la Primordiale Nyx, dopo il suo scontro con il Dio del Sole Elio; vista la statua presente nella dimensione di tenebra). Qui, egli modificò l'oscura versione della propria lanterna; facendo in modo che chiunque avesse tentato di sottrarre gli occhi avrebbe dovuto poi affrontare insidiose trappole e combattere contro ondate di mostri: nacque così la Sfida di Archimede.
L'ho visto. Gli occhi ci porteranno alla rovina. Farò in modo che nessuno possa raggiungerli vivo.

–Dagli appunti di Archimede

Le modifiche apportato al riflesso oscuro della propria lanterna, permisero ad Archimede di bloccare il meccanismo che avrebbe permesso di raggiungere gli occhi nella reale lanterna di Delo. Una volta tornato dall'oscura dimensione, l'architetto siracusano sprofondò ancora di più nella follia delle Furie, cominciando a divenire sempre più instabile e paranoico. Paranoia che lo portò a cacciare dal cantiere tutti gli operai rimasti, volendo quindi continuare la ricostruzione della maestosa opera da solo. Inoltre, nella sua sempre più crescente pazzia, Archimede si convinse che la ricerca della vera bellezza e della verità (attributi cari al Dio dell'Illuminazione) consisteva nella distruzione stessa; e così anche i pochi progressi di ricostruzione conquistati andarono perduti.

Ho cacciato tutti gli operai. Non posso fidarmi di loro. Completerò l'opera da solo. La ricerca del vero...consiste nella distruzione.

–Dagli appunti di Archimede

Cadavere archimede

Il cadavere mummificato di Archimede, rovesciato su un tavolo nel suo studio, al di sopra della grande fornace.

E così la costruzione/distruzione della statua, per mano del suo stesso ideatore e creatore continuò. Con l'avvicinarsi però della sua ora, Archimede ritrovò una parte della propria sanità mentale, riuscendo così a comprendere l'orrore e la distruzione che aveva causato così come la sua stoltezza nell'aver voluto prestare giuramento ad una delle divinità olimpiche. Nonostante tutto, il siracusano continuò a lavorare alla ricostruzione finchè la morte non lo raggiunse; trasformando così la sua più grande ed ambiziosa opera nella sua tomba.
Kratos studio archimede fornace

Kratos arriva nello studio di Archimede, situato sopra alla sua grande fornace. A destra si può notare il cadavere del grande architetto, riverso su di un tavolo.

Un giuramento a un Dio e sono stato marchiato dalle sorelle. Sono spacciato. Ho distrutto tutto ciò che mi circondava.

–Dagli appunti di Archimede

In seguito, il cadavere ormai mummificato del grande inventore siceliota venne trovato da Kratos durante il suo viaggio per raggiungere gli occhi.

Galleria  Modifica

  • Modello 3D di Archimede
  • Modello 3D del cadavere di Archimede
  • Modello 3D di Archimede, privo di texture
  • Modello 3D del cadavere di Archimede, privo di texture

Curiosità Modifica

  • Concept art iniziale archimede

    Concept art iniziale di Archimede, in cui il siracusano appare più giovane (rispetto alla versione finale), armato con una sorta di sciabola e con quello che sembra un cannone per il fuoco greco.

    Nei concept art iniziali, l'inventore siracusano appare più giovane e magro (rispetto alla versione finale) ed armato di tutto punto. Probabilmente, nelle prime fasi di sviluppo del gioco, Archimede era stato pensato per servire da boss o mini-boss.
  • Nelle fasi finali di realizzazione, il personaggio doveva essere ancora in vita quando Kratos giungeva all'arcipelago di Delo, questo è testimoniato non solo dai vari concept art e modelli 3D realizzati su una versione del personaggio viva e vegeta, ma anche dal fatto che il doppiatore Simon Templeman era stato scelto per il ruolo del siceliota. Questa versione di Archimede venne, però, infine cancellata e l'architetto ridotto ad un mero cadavere all'interno della propria sontuosa costruzione.
  • Il destino sofferto da Archimede ricalca, in parte, quello riservato sia a Dedalo che a Pathos Verdes III. Tutti e tre furono grandi uomini di scienza ed architetti, che traditi (in un modo o nell'altro) dagli Dei a cui avevano giurato fedeltà, finirono per impazzire e morire all'interno delle loro stesse più ingegnose e colossali creazioni.